[ 13/09/2004 ]
FINNAT, LA BANCA TUTTA IN FAMIGLIA
«La banca di famiglia»; per i comuni mortali è dove si versa lo stipendio o si paga il mutuo di casa. Non così per i signori Nattino che, quando si riuniscono a Natale, sembra una riunione di un consiglio di amministrazione. La banca di famiglia (la Finnat Euramerica) infatti, non solo si chiama come loro, ma nonno Giampietro Nattino ne è amministratore delegato, zio Angelo, suo fratello, vicepresidente, i rispettivi figli e nipoti Arturo, Andrea, Giulia, Paola nell'ordine sono: direttore generale, responsabile grandi clienti, private banker. E la cugina Maria Sole è responsabile dell'ufficio legale. Altra piccola differenza con gli altri mortali, la banca dei Nattino paga, è vero, anche la bolletta del telefono, ma solo per clienti dal milione di euro in su. E probabilmente il Natale che viene ci sarà occasione di parlare di un argomento in più: il lancio del più grande fondo immobiliare italiano (la cui gara ha visto uscire come capofila in questi giorni proprio la Banca Nattino), un prodotto di investimento destinato a soli investitori istituzionali, che vedrà la luce entro la fine dell'anno. Si tratta del primo maxi fondo di natura totalmente pubblica. Detto in soldoni lo Stato venderà buona parte dei suoi uffici per in seguito ritornarci in affitto. Un business per un valore di mercato tra i 3,5 e i 4 miliardi. Il «colpaccio» sul mattone di Stato, che conferma definitivamente la famiglia nell'empireo della grande finanza nazionale, è il secondo affare più prestigioso messo a segno dalla famiglia da quando nel lontano 1898, il fondatore della dinastia Pietro Nattino intraprese come agente di cambio l'attività finanziaria; il primo resta l'acquisizione negli anni '50 delle Terme demaniali di Acqui, la grande azienda termale (proprietaria anche delle acque Sangemini e Fabia) che ha fornito (è il caso di dirlo) la liquidità per il salto definitivo nella grande impresa prima, nella finanza poi. Banca di famiglia, si è detto ma anche banca delle Famiglie. Delle Grandi famiglie. Non solo buona parte dell'organigramma che conta è occupato da padri, figli e nipoti Nattino, ma anche da quasi un secolo non c'è casata di un qualche peso che non abbia affidato ai Nattino l'intero patrimonio o parte di esso. E indubbiamente memoria storica dei patrimoni privati della Capitale viene considerato l'attuale patriarca Giampietro, 68 anni, tutt’ora consulente del Vaticano nei temi finanziari: fa parte della Prefettura degli affari economici, uno dei tre punti cardinali lungo i quali si dispiega la mappa degli uomini chiave delle finanze vaticane. E il più rappresentativo dei consulenti laici è appunto, Giampietro Nattino. Memoria storica, ma assolutamente discreta. Qualità e prerogativa che si è trasmessa anche ai discendenti. Il figlio Arturo, 40 anni, direttore generale, tre figli, laureato in economia alla Sapienza, anche lui assolutamente dedito alla banca di famiglia («Il mio posto è qui per almeno 12 ore al giorno? Hobby? E chi ha il tempo, giusto qualche rara partita di calcetto tra amici ...») parla volentieri solo dell'ultima operazione messa in cantiere, l'accordo con la banca delle «vedove scozzesi» con il quale «gli orizzonti della banca si delineano sempre più vasti». Ci si riferisce al recente accordo tra Banca Finnat Euramerica e Scottish Widows. «Un accordo - spiega Arturo Nattino – di partnership relativo alle attività di Asset Management per la clientela istituzionale italiana». «Le due istituzioni coopereranno per promuovere le loro attività nei confronti di Fondazioni, Casse Previdenziali, Fondi Pensione, Enti Pubblici, Banche ecc., acquisendo mandati di gestione, sia attraverso gare pubbliche, sia attraverso trattative private». Resta muto come un pesce invece, Arturo Nattino, sul profilo dei propri clienti. «Da una banca come la nostra non caverete mai un nome» dice: «anche perché la riservatezza soprattutto è la nostra prima regola». E si capisce: difficile salire con qualche speranza l'imponente scalone fino al piano nobile di Palazzo Altieri, in piazza del Gesù, un tempo stanze di rappresentanza dei cardinali Battista e Paluzzo, se non si detiene un patrimonio che va dal milione in su. Senza contare il via vai di operatori istituzionali, come fondi pensione o assicurazioni o delle stesse banche. Di qui di sicuro (anche perché nella porta accanto c'è la sede dell'Abi, l'associazione bancaria italiana) sono di casa o sono transitati Gruppo Morgan e Organizzazioni vaticane, San Paolo, Imi, Mps, Banco di Napoli e Banco di Sicilia e via elencando. Per non dire di Generali, Pirelli, Olivetti, Caltagirone Editore e Condotte d'Acqua. RISERVATO AI SOLI INVESTITORI ISTITUZIONALI “Investire Immobiliare” uno dei bracci della Nattino che si occupa di gestione del risparmio, si è aggiudicata la gara per il lancio del più grande fondo immobiliare italiano, un prodotto di investimento destinato a soli investitori istituzionali, che vedrà la luce entro la fine dell’anno. Si tratta del primo maxi fondo di natura totalmente pubblica creato attraverso la dismissione di uffici con riaffitto degli stessi da parte dello Stato. Un business per un valore di mercato tra i 3,5 e 4 miliardi. Se la Nattino sarà la capofila, alla gestione degli immobili parteciperanno anche altre due società di gestione, la Bnl Fondi Immobiliari e Pirelli Re.
Corriere della Sera, cronaca di Roma - Roberto della Rovere