[ 11/09/2004 ]
MATTONE E “VEDOVE SCOZZESI” I DUE BLITZ DEI NATTINO
Si schernisce quando gli si dice che quella gara vinta sugli immobili del Tesoro è più che una vittoria, dato il parterre di partecipanti. Tutti o quasi con stazza assai più robusta della piccola Banca Finnat. Ma poi Arturo Nattino, figlio di Giampietro e direttore generale della banca, si adombra quando gli si riportano i mormorii sul peso che nella vicenda ha avuto la forza delle relazioni romane dei Nattino. Allora dottor, Nattino, molti si sono sorpresi di questo esito. Come avete fatto? Non commento le malignità. Dico solo che chi parla così non conosce la nostra storia. Noi operiamo nell'immobiliare fin dagli esordi. Abbiamo partecipato con una quota del 15% già nel ‘98 alla costituzione della Società Immobiliare Italia Gestioni con Sanpaolo-lmi e Iccrea. È la stessa società che dopo lo spin off del Sanpaolo si è trasformata in Beni Stabili Sgr, un attore di primo piano di cui siamo ancora azionisti con il 15%. Senza contare che operiamo da tempo nel settore direttamente con la nostra Sgr immobiliare e i due fondi Residenziali 1 e 2. Come vede non nasciamo ieri. La verità è che abbiamo investito molto nel passato in competenze e professionalità e ora raccogliamo i frutti. Si può stimare quanto può valere per Finnat quest'operazione? È ancora presto. Posso solo dire che il valore del patrimonio che avremo in gestione per 15 anni è tra 3,5 e 4 miliardi di €. Siamo vicini come dimensioni al totale del mercato dei fondi immobiliari italiani. Anche l'accordo con le "vedove scozzesi" mi sembra un traguardo importante. Ci consentirà di svilupparci nel mercato della gestione per la clientela istituzionale, che è una delle aree in cui vogliamo crescere. L'altra è il corporate finance. Siamo advisor di un gruppo di imprese che partecipano alla privatizzazione delle Terme di Chianciano e di Sviluppo Italia nell'ambito dell'attività di sviluppo del settore turistico. Stiamo anche avviando la consulenza alle Pmi nell'area della gestione dei rischi. Il vostro Roe però non è elevato. Vero, ma è perché siamo fortemente patrimonializzati. Il nostro capitale è un quarto dell'attivo. Crediamo che la solidità e la stabilità siano un valore. Per noi e per i nostri clienti. Un rapido uno-due che non è passato inosservato. Al contrario ha più che sorpreso date le dimensioni relative dei protagonisti. Prima, a fine luglio, l’accordo nell'asset management per gli istituzionali che Banca Finnat Euramerica ha stipulato con il colosso Scottish Widows, il fondo delle "vedove scozzesi", un gigante da 110 miliardi di euro di patrimonio gestito. Poi dieci giorni fa il mandato, vinto dalla banca della famiglia Nattino, per l'avvio (e la gestione in partecipazione con Bnl e Pirelli Re) del primo fondo chiuso per immobili pubblici del ministero dell'Economia. Due operazioni lampo che per il loro valore prospettico portano la Banca Finnat a un vero e proprio salto di qualità. Già perché l'istituto capitanato da Giampietro Nattino sarà sì piccolo - più una boutique finanziaria di alto rango che un istituto di credilo - ma tutt'altro che debole o dimesso. La famiglia Nattino vanta infatti una lunga e prestigiosa storia nella finanza capitolina. La società fondata nel 1898 dal capostipite Pietro ha operato sia nell'industria (con le Terme Acqui dagli anni '50) che nella finanza. Agenti di cambio, poi commissionari di Borsa, quasi una sorta di terminale romano di Piazza Affari. E Giampietro l'attuale amministratore delegato vanta frequentazioni di lungo corso in Bankitalia e ha relazioni eccellenti oltre Tevere. I Nattino infatti sono dal '98 uno dei consultori della prefettura degli affari economici del Vaticano. Non stupisce che in questo contesto la Banca Finnat (reduce dalla fusione per incorporazione con le vecchie Terme Demaniali Acqui) faccia del private banking il suo core business. Un mercato che ha conosciuto una forte crescita soprattutto negli ultimi anni. Solo nel '98 la raccolta totale era di soli 1,1 miliardi di euro, diventati poco più di 2 a fine 2001 e infine decollati a 4,8 (dicembre 2002) e ora giunti a metà del 2004 a 5,7 miliardi. Una nicchia d'oro che produce oltre la metà del margine d'intermediazione della banca capitolina che nel primo semestre del 2004, a livello rettificato, si è attestato a 15,35 milioni di € (+7,5% sull'analogo semestre del 2003). Ma Banca Finnat non è solo gestione di grandi patrimoni. L'attività di advisory e corporate finance è in progresso. Dalla privatizzazione delle Terme di Chianciano che si appresta alle battute finali; all'assistenza a Sviluppo Italia per la creazione di poli turistici nel Mezzogiorno; fino a Trenitalia sul versante del trasporto intermodale marittimo. Tutte attività in cui Banca Finnat è coinvolta. E poi ci sono i business dell'investment banking e dell'immobiliare che dovrebbero trovare forte impulso grazie agli accordi con Scottish Widows e alla gara del Tesoro appena vinta. L'immobiliare, ad esempio, promette bene. Basti pensare che il nuovo fondo pubblico (con un valore di portafoglio stimato in 3,5-4 miliardi) ha una dimensione quasi pari all'ammontare del totale dei fondi immobiliari quotati. Sulla redditività di questo business difficile fare stime. Resta il fatto che già oggi Banca Finnat non sfigura. Il primo semestre del 2004 si è chiuso con un utile netto di 3,6 milioni a fronte dei 2,4 di un anno fa e le masse gestite dovrebbero presentare, secondo le stime di Banca Aletti, un andamento più che lineare con un traguardo sopra i 6 miliardi di euro al 2006. In Borsa Finnat capitalizza 189 milioni di €, 1,7 volte il valore del patrimonio netto e più di 30 volte gli utili attesi a fine 2004. Difficile dire se il titolo è caro o meno per un business così particolare. I competitor più vicini sono Banca Profilo e Banca Intermobiliare. La prima vale 2,9 volte il book e la seconda due volte. Ma i P/e per entrambe sono più bassi, sotto le 30 volte i profitti.
Il Sole 24 Ore, Plus - Fabio Pavesi