[ 11/06/2005 ]
IL FIP SARÀ OPERATIVO GIÀ DALL’ESTATE
Il papà, Giampietro, siede nei consigli di diverse società strategiche, tra cui Pirelli Cavi, e vanta rapporti privilegiati con il Vaticano, con i salotti romani, la Banca d’Italia, le Generali. La famiglia Nattino, con la propria Banca Finnat, custodisce e gestisce i patrimoni degli italiani più influenti del Paese, anche se nell’ultimo anno sotto i riflettori ci è finita per il Fip (il fondo degli immobili pubblici) e il recente appoggio al contropatto in Bnl. I figli di Giampietro lavorano tutti nella banca, a cominciare da Arturo, direttore generale, che incontro a Palazzo Altieri: tra i privilegi del gruppo familiare, c’è anche quello di essere vicino di casa dell’Abi. Banca Finnat e l’immobiliare: cos’è, un matrimonio esclusivo, un matrimonio d’interesse o solo una tessera del puzzle? La storia immobiliare di Banca Finnat è lunga e risale alla partecipazione nella Società italiana Condotte d’Acqua (un tempo crocevia del mondo degli affari romano, ndr). La spinta alla diversificazione dei nostri ricavi ci ha fatti partire con il progetto specifico rappresentato da Investire Immobiliare SGR circa quattro anni fa. Pensavamo, e tuttora pensiamo, che ci fosse spazio per un gestore indipendente di fondi immobiliari che avesse all’interno un forte know how di settore. Noi non abbiamo rete, quindi dovevamo dare un contenuto diverso alla nostra iniziativa: ecco perché siamo stati tra i primi in Italia a fare fondi per clientela istituzionale. Il che ci ha dato un notevole vantaggio competitivo. Con i primi due fondi per istituzionali che abbiamo fatto, Investire Residenziale Uno e Due, siamo diventati i primi gestori di fondi immobiliari, con un patrimonio di circa un miliardo di euro. Poi avete vinto la gara per la gestione di Fip, il Fondo degli immobili pubblici che vi garantisce il management di un patrimonio complessivo di 3,7 miliardi di euro. Le battute si sprecano: come avete fatto a bruciare concorrenti ben più “blasonati” di voi? Grazie alla nostra indipendenza. Siamo considerati un gruppo senza conflitti d’interesse in quanto facciamo solo asset management. Scusi, ma le relazioni? Vuole dire che i vostri rapporti con i salotti romani, con il Vaticano e con gli immobiliaristi della Capitale non c’entrano niente? Guardi, non c’entrano proprio nulla. E il rapporto privilegiato con Generali, partner ricorrente delle vostre iniziative? Si riferisce al fatto che i nostri fondi residenziali hanno acquistato le case che Generali aveva deciso di dismettere e che abbiamo dato in outsourcing a loro stessi il property di questi primi due fondi? Anche. Beh, è abbastanza logico, in quanto si tratta di fondi di trading, volti a dismettere gli asset in pochi anni, e cambiare il property manager per un arco temporale breve sarebbe stato deleterio. Oltretutto hanno offerto un ottimo servizio e quindi quando si è trattato di scegliere il gestore per il fondo Fip sono stati avvantaggiati, anche perché avevano già dimestichezza con la gestione di un patrimonio articolato sull’intero territorio nazionale. Pochi si soffermano sul fatto che Fip ha un patrimonio molto complesso e non va dimenticato che con i nostri primi due fondi abbiamo frazionato un patrimonio di circa 7 mila appartamenti in tutta Italia. Ma nella sostanza la vostra offerta in cosa è stata competitiva? Dal punto di vista qualitativo ha influito il grosso know how immobiliare e il fatto di avere un track record, a differenza di altre Sgr, era un requisito importante. L’indipendenza, poi, ripeto, è un fattore fondamentale. E sulle commissioni? Non avete fatto dumping? Mi fa piacere rispondere a questa domanda. Abbiamo ridotto molto le fees annue e lavorato invece sulle performance fees, certi delle capacità della nostra Sgr di andare oltre il rendimento obiettivo del fondo. Come, tra l’altro, abbiamo fatto sui due fondi residenziali, il primo dei quali verrà peraltro liquidato il prossimo autunno. Entriamo nel dettaglio di Fip. Come sta andando il collocamento? Oggi le quattro banche arranger sono in fase di book building per collocare le quote agli investitori istituzionali, dopo il road show europeo terminato pochi giorni fa. I riscontri ci sembrano notevoli. Il collocamento si chiuderà presumibilmente la prima metà di luglio. Come influiscono i ricorsi degli enti di previdenza? La parte degli immobili strumentali degli enti pesa per non più del 30% e attualmente si sta collocando la parte che non comprende questi immobili, ma siamo confidenti che si appianerà tutto per la fine di giugno. E diventerete i primi gestori immobiliari... Lo siamo già, secondo Assogestioni. In più contiamo di lanciare un altro fondo entro un anno. Si possono avere i dettagli? Posso dire pochissimo. Punteremo sugli uffici, che a differenza di altri settori hanno spazio per crescere, e sulla logistica. Riassumiamo allora l’agenda dei prossimi mesi... A ottobre chiudiamo Investire Residenziale Uno, perché ha assolto al proprio compito. Entro i primi sei mesi del 2006 chiuderemo anche IR Due; porteremo avanti la gestione di Fip e partiremo con il fondo uffici entro i primi mesi del prossimo anno. Non sarà per istituzionali e potrebbe avere un patrimonio intorno ai 500 milioni di euro. In totale quanto gestirete dunque? Intorno ai 4 miliardi di euro per fine 2006. E quanto a Fip? I primi due anni ci servono per regolarizzare il patrimonio, cioè verificare le iscrizioni catastali, le condizioni, eccetera. Poi, già dal terzo anno, inizieremo a vendere gli asset liberati dalla razionalizzazione degli spazi. Investirete all’estero? Ci stiamo pensando, per un altro fondo. Vorremmo infatti offrire anche un veicolo europeo, che includa Londra. In definitiva, questo settore immobiliare cosa rappresenta per Banca Finnat? Direi che ha un’importanza strategica notevole, destinata anche a crescere. Cosa risponde al mondo imprenditoriale che accusa gli immobiliaristi di sottrarre risorse importanti al sistema produttivo? Che bisogna distinguere tra imprenditori del mattone e speculatori. Visto che siamo in tema, come va letto il vostro appoggio al contropatto Bnl? I Nattino stanno facendo affari con Ricucci, Coppola, Statuto? Abbiamo dato l’appoggio in una fattispecie specifica per valorizzare al massimo la nostra partecipazione, niente di più. Ci tengo a sottolineare che noi continuiamo nella nostra linea di indipendenza. Avete intenzione di investire direttamente nel mattone? No. Quello a cui invece stiamo pensando sono servizi immobiliari per gli high net worth individuals, visto che Banca Finnat ha come fulcro proprio il private banking. I Nattino hanno intenzione di diluire la partecipazione della famiglia in Banca Finnat? Lo escludo. Siamo e restiamo intorno al 70 per cento.
Il Sole 24 Ore, Mondo Immobiliare - Evelina Marchesini